La Roja sul tetto del mondo: decide Ferran Torres
La Spagna supera l’Argentina per 1-0 e conquista il suo secondo titolo mondiale del XXI secolo, sedici anni dopo il trionfo del 2010. A decidere la finale non è l’attesissimo confronto tra Lionel Messi e Lamine Yamal, ma un altro protagonista del Barcellona: Ferran Torres, a segno per la prima volta in questa edizione del Mondiale.
Per l’Albiceleste si chiude un ciclo. Insieme alla nazionale campione in carica esce di scena anche il suo simbolo, Lionel Messi, il più grande talento argentino dai tempi di Diego Armando Maradona. Un destino che richiama quello del Pibe de Oro, sconfitto in finale quattro anni dopo aver sollevato la Coppa del Mondo.
Nel caldo soffocante del New Jersey, Luis de la Fuente si affida allo stesso undici che aveva eliminato la Francia in semifinale. Dall’altra parte, Lionel Scaloni modifica tre uomini rispetto alla formazione precedente: Montiel, De Paul e Nico González prendono il posto di Molina, Simeone e Paredes, proprio come era accaduto nella semifinale contro l’Inghilterra, quando l’Argentina, sotto di un gol e vicina all’eliminazione, era riuscita a ribaltare la partita.
La Spagna prende subito l’iniziativa, mentre dall’altra parte Unai Simón è costretto a uscire dalla propria area per interrompere una delle prime accelerazioni di Lionel Messi. Il fuoriclasse argentino rappresenta il filo conduttore della sfida: era già protagonista nel Mondiale del 2010, quando la Roja conquistò il suo primo titolo iridato, e ha scritto pagine indimenticabili della storia del Barcellona.
Tra gli spagnoli c’è chi lo ha conosciuto da avversario, come Aymeric Laporte, che con l’Athletic Bilbao subì il suo talento nella finale di Copa del Rey del 2015. Altri, invece, sono cresciuti ammirandolo alla Masia: Lamine Yamal, Pau Cubarsí e Marc Cucurella appartengono a una generazione che ha avuto Messi come punto di riferimento.
Con il passare dei minuti la Roja assume il pieno controllo del possesso, costringendo l’Argentina ad abbassarsi senza riuscire a trovare spazi tra le linee. Al 38′ una manovra ben costruita porta al tiro dal limite di Mikel Oyarzabal, ma la conclusione è centrale e non crea particolari problemi a Emiliano Martínez. Poco prima dell’intervallo, Lisandro Martínez rimedia un cartellino giallo e, poco dopo, è costretto ad arrendersi a un infortunio: al suo posto entra il veterano Nicolás Otamendi, 38 anni.
All’intervallo il tabellino racconta una finale bloccata: appena due tiri nello specchio della porta, entrambi della Spagna. Un dato che rende questa la finale mondiale meno prolifica sotto questo aspetto degli ultimi sessant’anni. Mentre il pubblico si gode lo spettacolo dell’half-time show, animato da Madonna, Shakira, Justin Bieber, Ronaldo e Ronaldinho, Lionel Scaloni riflette sulle contromisure per spezzare il dominio della Roja.
Alla ripresa il commissario tecnico argentino inserisce Leandro Paredes al posto di Nico González. L’ex centrocampista di Roma e Juventus, però, si presenta perdendo subito un pallone pericoloso nella propria metà campo: Álex Baena ne approfitta, ma calcia addosso a Emiliano Martínez, che salva i suoi.
Pochi minuti più tardi è ancora Paredes protagonista, questa volta in negativo. Dopo un contatto con Rodri, che accentua la caduta senza nascondere il fallo, si accende un acceso confronto tra i giocatori e il centrocampista argentino viene ammonito. Scaloni prova allora a cambiare nuovamente volto alla squadra, richiamando Montiel e mandando in campo Nahuel Molina, l’uomo che aveva aperto la strada al trionfo mondiale del 2022 con il rigore decisivo trasformato in finale.
La Spagna continua a monopolizzare il possesso e a guadagnare metri, senza però riuscire a trasformare la propria superiorità in occasioni realmente decisive. Luis de la Fuente prova allora a dare nuova linfa all’attacco inserendo Pedri e Ferran Torres al posto di Fabián Ruiz e Mikel Oyarzabal.
L’opportunità più importante nasce dai piedi di Lamine Yamal, che serve un cross perfetto per Torres: l’attaccante, però, conclude senza trovare l’angolo e permette a Emiliano Martínez di intervenire. Di fronte alle crescenti difficoltà della sua squadra, Lionel Scaloni corre ai ripari con un doppio cambio, mandando in campo Giovanni Simeone e Facundo Medina al posto di Rodrigo De Paul e Cristian Romero. L’Argentina appare in evidente affanno, incapace di costruire gioco, ma la Roja continua a sbattere contro il muro albiceleste senza trovare la giocata decisiva. Anche De la Fuente modifica il volto della squadra, sostituendo Dani Olmo e Álex Baena con Mikel Merino e Nico Williams.
Nel finale la pressione spagnola diventa un vero e proprio assedio. Martínez, con un intervento tanto efficace quanto poco ortodosso, riesce a opporsi anche a un tentativo di Pau Cubarsí, confermandosi il principale baluardo dell’Argentina. La Roja continua a creare, ma le conclusioni finiscono spesso tra le braccia del portiere argentino.
Gli ultimi minuti si infiammano. Aymeric Laporte ferma Messi con un fallo deciso, poi l’Albiceleste riesce finalmente ad affacciarsi dalle parti di Unai Simón. Sull’azione successiva, però, Enzo Fernández atterra Cubarsí: già ammonito pochi minuti prima per proteste, il centrocampista argentino riceve il secondo giallo e lascia i suoi in inferiorità numerica. Prima del triplice fischio arriva anche l’occasione più nitida della partita: una punizione di Yamal destinata all’angolo viene neutralizzata da una straordinaria parata di Emiliano Martínez, che prolunga la sfida ai tempi supplementari.
Al termine dei tempi regolamentari l’Argentina non ha ancora inquadrato lo specchio della porta e si prepara ad affrontare i supplementari in inferiorità numerica. La Spagna continua a dominare il possesso e a schiacciare gli avversari nella propria metà campo, arrivando spesso a un passo dalla rete. In un’occasione Nico Williams sembra persino riuscire a varcare la linea di porta con il pallone, ma l’arbitro Vincic interrompe l’azione e annulla tutto.
All’inizio dell’ultimo quarto d’ora il dato dei tiri è impietoso: 19-0 in favore della Roja. Una superiorità schiacciante che, però, resta sterile finché non arriva l’episodio decisivo. Al rientro in campo dopo il cambio di campo, Pedro Porro disegna un cross dalla trequarti, Nico Williams prolunga di testa e Ferran Torres si fa trovare puntuale all’appuntamento con la storia, firmando il gol che vale il titolo mondiale.
Nel finale l’Argentina tenta un ultimo, disperato assalto, gettandosi in avanti con orgoglio e determinazione. Per alcuni minuti è la Spagna a difendersi con la stessa sofferenza mostrata dall’Inghilterra nella semifinale. A salvare la Roja è un intervento provvidenziale di Pau Cubarsí, prima che Giovanni Simeone sprechi l’ultima occasione dell’Albiceleste, calciando alto il pallone che chiude definitivamente la finale.
La Spagna è così sul tetto del mondo.
Giorgia Palmieri































