Sarà un derby diverso dal solito quello di domenica sera. Il Torino non ha più obiettivi concreti di classifica, mentre la Juventus, dopo la pesante sconfitta contro la Fiorentina, vede la qualificazione alla Champions League sempre più complicata.
Ma un derby resta sempre un derby. La rivalità va oltre i punti e la posizione in classifica, soprattutto per un Torino che nelle stracittadine ha accumulato troppe delusioni negli ultimi decenni.
Ed è proprio questo uno dei maggiori rischi per la Juventus: trovarsi di fronte un avversario motivato dall’orgoglio e dalla voglia di rivalsa. Una fame di riscatto che affonda le radici nel tempo.
PRECEDENTI
Il Torino non riesce a chiudere un campionato senza sconfitte contro la Juventus da ben 24 anni. L’ultima volta risale alla stagione 2001/2002, quella passata alla storia per il 5 maggio e per il sorpasso finale della Juve sull’Inter.
In quell’annata il Toro neopromosso allenato da Giancarlo Camolese riuscì a mettere seriamente in difficoltà la squadra di Marcello Lippi. All’andata andò in scena lo spettacolare 3-3 dopo il momentaneo 3-0 bianconero, ricordato anche per la celebre buca scavata da Riccardo Maspero prima del rigore calciato alto da Marcelo Salas. Al ritorno, invece, fu il derby del gesto provocatorio di Enzo Maresca, che esultò mimando le corna sotto la curva granata, in risposta a Marco Ferrante.
Da allora il copione non è più cambiato: almeno uno dei derby stagionali, quando non entrambi, è sempre finito nelle mani della Juventus.
Torino e Juventus si affronteranno il 24 maggio nel match valido per la 38ª giornata di Serie A. Le due squadre scenderanno in campo nella serata di domenica, alle ore 20:45. La sfida sarà visibile in diretta su DAZN.
ARBITRAGGIO
TORINO (3-5-2): Paleari; Coco, Ismajli, Ebosse; Pedersen, Ilkhan, Gineitis, Obrador; Vlasic; Gio. Simeone, Zapata. All. D’Aversa
DICHIARAZIONI ALLENATORI
D’AVERSA
“Prima di rispondere alle domande, ci tenevo a ringraziare i nostri tifosi che erano all’allenamento, a chi ci sarà domani e a chi ci sostiene da distanza. Ringrazio tutti, chiedo la cortesia di fare solo domande sulla partita. Domani faremo un terzo tempo da 45 minuti e vi risponderò a tutto”.
“Mancano Marianucci, Anjorin, Savva e Aboukhlal, rientrano Ismajli e Tameze”.
“Sarà emozionante, ci sarà il nostro pubblico che difficilmente abbiamo visto. Domani non pensiamo alla classifica: da quando siamo arrivati abbiamo raggiunto l’obiettivo con buoni numeri, si è dato valore a vari giocatori e si è evitato il finale della scorsa stagione, cosa di cui si era raccomandato il presidente. Abbiamo l’opportunità di scrivere una pagina gloriosa: vogliamo finire mettendo la ciliegina. Non c’è un trofeo in palio, ma possiamo entrare nella storia visto che l’ultimo derby vinto è di tanto tempo fa. Non è come le altre. Ho battuto sul tasto che abbiamo dimostrato di essere diversi da prima, ora ci sono più complimenti che critica. Vogliamo rendere orgogliosi di noi i tifosi, si può cancellare tutto ciò che è successo prima di domani sera. C’è chi ha costruito la storia con i trofei e chi con la propria storia, tra Juve e Toro è così. Vogliamo vincere per la nostra gente: ho sempre voglia di vincere, domani non mi interessa di nulla se non il Toro e la maglia granata. Per me si affrontano una squadra che ha costruito la storia con i trofei e l’altra ha costruito la gloria con la storia”.
“La classifica non conta in queste gare, devono esserci volontà e orgoglio di entrare nella storia per vivere una serata gloriosa”.
“Sarebbe da chiedere a Spalletti, vi sarei grato se me lo faceste sapere. Dove ci sono assenze, ci sono opportunità: Spalletti è un grande allenatore e quando ero all’Empoli l’ho visto spesso, sarà bravo a far trovare la Juve pronta. Lottano per la Champions, ma a noi non deve interessarci: vogliamo solo provare a vincere”.
SPALLETTI
“Mi aspetto una prestazione degna di quello che è successo questa settimana e di quello che vuole l’importanza della partita, perché è un derby. Mi aspetto questa reazione corretta che ci vuole per una partita così importnate.”
“Il rammarico non è tanto per quelle partite in cui non siamo riusciti a vincere, ma abbiamo fatto la prestazione e creato tante occasioni da gol. In questo caso il rammarico è non essere riusciti a essere noi stessi e di non aver fatto la stessa mole di gioco che ci aveva contraddistinto. La mia spiegazione è sempre la stessa: io devo guardare a quello che la squadra propone, come si è presentata in campo e di conseguenza prendermi le mie responsabilità. Io ho sempre trattato i giocatori da uomini e non solo da esecutori perché penso che andare a toccare la testa e il cuore degli uomini può far arrivare a un livello superiore delle tue capacità. Per me non conta trovare alibi e andare a dare responsabilità agli altri, poi naturalmente devo fare delle analisi e trarre delle conclusioni. Se però presento una squadra in campo e il risultato è quello lì, la prima analisi la devo fare con me stesso. Si gioca tutto dentro la parola “carattere”, quello fa sempre un po’ di differenza, ma per tutto ciò che abbiamo fatto insieme non diventa tutto sbagliato per un episodio o una partita, ci sono analisi più profonde che mi permettono di programmare il futuro in maniera meno emotiva. Io sono convinto che i miei calciatori siano degli uomini”.
“Non dipenderà da niente. Programmare significa avere il coraggio di guardare oltre il risultato, c’è sempre un progetto per costruire un futuro che sia come quello che ci auspichiamo. Non cambia assolutamente niente un punto in più o in meno, vogliamo creare la possibilità di andare a lottare per qualcosa di importante sia che saremo in Champions o meno. Siamo dispiaciuti per il risultato non fatto con la Fiorentina, ma il traguardo non è una speranza, bensì una cosa concreta che è dentro il campo di domani e noi abbiamo solo una soluzione: vincere la partita. Per cui tutti i discorsi sono fatti per andare a giocare una partita migliore dell’ultima”.
“Noi non siamo stati nervosi questa settimana, abbiamo analizzato la cosa e siamo dispiaciuti. Poi si decide di fare un percorso e una strategia che è in base alla fatica fisica e mentale fatta e abbiamo deciso di farli recuperare ieri. Nervosismo è un’altra parola che ci viene attribuita, come squadra in difficoltà, spogliatoio spaccato, squadra allo sbando: tutto dipende da una partita. Come la vivo io è un po’ personale: la puoi addebitare agli altri, torvare delle scusanti oppure prendi e te lo porti a casa: ci dormi insieme e rifletti sulle situazioni che provi e le cose che ti determina. A me purtroppo una partita vinta o persa determina tanto perché ho passato delle notti senza vita, quando la mia squadra non esprime bene il lavoro della mia professione e questo mi condiziona un po’ la vita in generale”































