Il conflitto tra Palestina e Israele dura da decenni e in questi giorni ha inserito nella pesante diatriba decennale combattuta con armi e attentati anche il mondo del calcio.
La problematica
Ahmed Taha è un attaccante palestinese nato e cresciuto a Kafr Qasim. Il suo problema è legato al fatto di essere però palestinese e di essere sceso in campo con la maglia della Palestina mentre gioca nella squadra della sua città natale che milita nella Serie B, la Leumit League, israeliana. L’esordio è arrivato nella partita persa contro la Giordania per 3-1 e poi è sceso di nuovo in campo nella vittoria per 2-1 sull’Iraq nelle due sfide valevoli per le qualificazioni ai Mondiali del 2026.
La sua convocazione ha generato anche un dibattito politico, data la sua provenienza e il contesto socio-politico della regione. Tuttavia, per molti tifosi e appassionati palestinesi, Ahmed Taha rappresenta una speranza e un simbolo del calcio che unisce e che porta in alto i colori della Palestina.
Giocando per un club israeliano non dovrebbe scendere in campo per la nazionale palestinese, almeno secondo l’opinione del Ministro dello Sport israeliano Miki Zohar che ha pubblicamente attaccato la scelta di Taha di partecipare alla gara. Ma il Ministro dello Sport non si è fermato solo alle dichiarazioni, ha anche chiesto alla Federazione Israeliana di intervenire adottando misure disciplinari contro il giocatore.
“Non è ammissibile rappresentare una nazionale rivale mentre si gioca nel campionato israeliano. Non deve essere concesso”. Al momento la Federcalcio israeliana non si è espressa a riguardo. La Palestina è membro della Fifa e quindi secondo le regole internazionali dell’organo di competenza il calciatore può tranquillamente vestire la maglia della nazionale del Paese di cui possiede la cittadinanza.
Non ci sono state dichiarazioni da parte dell’attaccante che sta giocando un’ottima stagione mentre un portavoce del club ha ribadito che Taha è semplicemente focalizzato a fare bene con la loro maglia senza entrare direttamente nel polverone sollevato dal Ministro dello Sport.
Diversi giocatori palestinesi ma cresciuti in Israele in passato hanno giocato per la Palestina dopo essersi trasferiti nella West Bank Premier League, ovvero nel campionato palestinese. La nazionale che rispetto a Israele gioca le qualificazioni della zona asiatica, nonostante la posizione geografica molto europea, ha cominciato a convocare giocatori militanti nel campionato israeliano solo negli ultimi anni.
Il valore di mercato di Ahmed Taha, 24enne, al momento è di 50000 euro.
La città di Kafr Qasim
Kafr Qasim è una città di arabi-israeliani ed è situata in quella che è conosciuta la “Linea Verde”, ovvero una zona di confine tra Israele e la Cisgiordania. Non è lontana da Tel Avib e purtroppo è conosciuta per massacro avvenuto nel 1956 quando persero la vita 49 civili.
La società di calcio si trova al momento al settimo posto a pari punti con l’Hapoel Akko e il Maccabi Herzliya. Nella serie cadetta del calcio israeliano le prime otto si giocano i playoff per salire in massima divisione mentre le ultime otto si giocano la retrocessione.

Il conflitto tra Palestina e Israele
Un conflitto eterno. Si tratta di una delle dispute territoriali e politiche più longeve e complesse del mondo contemporaneo, con radici profonde nella storia e nella religione.
Le radici del conflitto affondano nel tardo XIX e all’inizio del XX secolo, con l’ascesa del movimento sionista che mirava alla creazione di uno stato ebraico in quella che era allora la Palestina sotto mandato britannico. L’arrivo di un numero crescente di immigrati ebrei in Palestina portò a crescenti tensioni con la popolazione araba palestinese, che vedeva nella migrazione una minaccia alla propria identità e ai propri diritti.
Nel 1917 il governo britannico espresse il suo sostegno alla creazione di una “casa nazionale per il popolo ebraico” in Palestina, esacerbò ulteriormente le tensioni. Nel 1947, l’ONU propose un piano di partizione della Palestina in due stati, uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale.
Il piano di partizione fu respinto dai leader arabi e nel 1948, con la fine del mandato britannico, scoppiò la guerra arabo-israeliana. Al termine del conflitto, Israele dichiarò la sua indipendenza, ma centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a fuggire o furono espulsi dalle loro case, diventando rifugiati scatenando una serie di guerre tra israeliani e palestinesi con diversi tentativi di pace finiti nel sangue.































