Martedì il CONI, cioè il Comitato olimpico nazionale, ha scelto di commissariare la FIGC, la Federazione Italiana Giuoco Calcio, affidando l’incarico di commissario a Giovanni Malagò, che ricopriva la carica di presidente della FIGC dal mese di giugno. In pratica, Malagò continuerà a occuparsi della federazione, ma con un ruolo diverso: da commissario prenderà il posto che aveva già ricoperto come presidente. L’obiettivo sarà accompagnare la FIGC verso nuove elezioni, nelle quali Malagò viene considerato il principale candidato e, forse, addirittura l’unico. La situazione è piuttosto particolare ed è il risultato di un accordo raggiunto tra lo stesso Malagò e Luciano Buonfiglio, presidente del CONI.
La decisione di commissariare la FIGC è stata approvata inizialmente all’unanimità dalla Giunta del CONI, l’organo che ne dirige le attività, e successivamente è stata ratificata, sempre con voto unanime, dal Consiglio nazionale, che rappresenta una sorta di parlamento del Comitato olimpico. Con il commissariamento, la Federcalcio non ha più un presidente, ma viene guidata da un commissario straordinario. In questo caso, però, la persona è la stessa che ricopriva precedentemente la carica di presidente. Il compito di Malagò sarà soprattutto quello di amministrare temporaneamente la FIGC e accompagnarla fino alle nuove elezioni, che dovranno svolgersi entro il 31 gennaio 2027. Lo stesso Malagò ha dichiarato che la prima data possibile per le elezioni potrebbe essere il 14 dicembre.
Il CONI ha deciso di commissariare Malagò a causa di una questione legata alla sua candidatura alle elezioni della Federcalcio, nelle quali aveva ottenuto il 65,58% dei voti. Il problema era che Malagò si era presentato alle elezioni senza essere tesserato alla FIGC, mentre lo Statuto della federazione stabilisce che il tesseramento sia indispensabile per potersi candidare. La tessera FIGC rappresenta semplicemente l’iscrizione o l’appartenenza a una società affiliata alla federazione, per esempio come calciatore, allenatore o dirigente. In Italia sono circa un milione e mezzo le persone che possiedono questo tipo di tessera, quindi non si tratta di qualcosa di particolarmente raro.
Tuttavia, il mancato tesseramento di Malagò non sembrava essere l’unico motivo della decisione. In passato, infatti, anche due ex presidenti della FIGC, Gabriele Gravina e Giancarlo Abete, avevano guidato la federazione per diversi anni senza essere tesserati. Nonostante ciò, Buonfiglio aveva considerato questa situazione un motivo sufficiente per promuovere una votazione contro Malagò. Dietro la vicenda, però, c’erano anche questioni legate ai rapporti, agli interessi e agli equilibri di potere tra il CONI e la FIGC.
Secondo quanto emerso, inizialmente Buonfiglio avrebbe voluto affidare il commissariamento della FIGC a una persona diversa da Malagò. Un’altra possibilità sarebbe stata quella di assumere direttamente lui il ruolo di commissario. Alla fine, però, la decisione di nominare proprio Malagò è stata il risultato di un accordo raggiunto poco prima della votazione.
Questa soluzione può essere considerata un compromesso tra le due posizioni, ma allo stesso tempo ha rappresentato un risultato favorevole per Malagò. Probabilmente la scelta è stata influenzata dal fatto che né lui né Buonfiglio erano sicuri di avere abbastanza sostegno per raggiungere la maggioranza all’interno degli organi del CONI. La Giunta è composta da 16 membri, mentre il Consiglio nazionale conta 77 componenti.
Malagò ha descritto questo accordo come una «proposta di Buonfiglio». Poco dopo, anche il presidente del CONI ha confermato questa versione, spiegando che Malagò sarebbe stato «vittima di un malfunzionamento». In questo modo ha fatto capire che la sua nomina a commissario avrebbe avuto lo scopo di correggere il problema, permettendogli comunque di continuare a guidare la FIGC.
Con questa decisione, la FIGC avrà il suo undicesimo commissario nella storia. Nel corso degli anni, soprattutto dal periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, la Federazione è stata commissariata diverse volte dal CONI per motivi differenti. Per esempio, nel 1958 e nel 2018 il commissariamento arrivò dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, un evento che all’epoca era ancora piuttosto raro. Nel 1986 e nel 2006, invece, la decisione fu presa in seguito a importanti scandali, tra cui quello del 2006 conosciuto come “Calciopoli”. Nel 1996 il commissariamento fu legato a vicende giudiziarie che coinvolsero il presidente della FIGC, mentre nel 2000 fu necessario perché la Federazione non era riuscita a scegliere un nuovo presidente.































