La squadra di Abate conquista con fatica, ai rigori, la sua sesta amichevole sul campo dell’Avellino. Decisive le super parate di Mascardi, che permettono ai suoi di aggiudicarsi la quarta edizione del Memorial Sandro Criscitiello, dando continuità agli ultimi due successi: quello di domenica a Burnley (0-1) e quello al Filadelfia contro il Vado (3-1).
Nel poco più di un mese di lavoro sotto la guida di Ignazio Abate, iniziano a intravedersi con maggiore chiarezza i principi di gioco del nuovo Torino. Alcuni sono già ben riconoscibili: la circolazione rapida del pallone, la spinta costante degli esterni e una discreta aggressività in fase di pressing, destinata a crescere con il miglioramento della condizione atletica.
Su tutto, però, emerge un elemento particolarmente significativo: la centralità di Vlasic nel nuovo progetto. Non si tratta soltanto di una considerazione legata al gol del vantaggio, arrivato dopo appena dodici minuti e firmato proprio dal croato, alla sua prima rete della nuova stagione. Vlasic è soprattutto il giocatore che permette al Toro di sviluppare il palleggio con fluidità, grazie alla combinazione tra qualità tecnica e intelligenza tattica.
È il punto di riferimento a cui i compagni si affidano quando devono uscire palla a terra. Lui, con movimenti all’indietro e giocate rapide, spesso a uno o al massimo due tocchi, è capace di creare quei contro-movimenti che favoriscono gli inserimenti di esterni e attaccanti, consentendo loro di attaccare gli spazi con un tempo di vantaggio sugli avversari. Un Vlasic centrale, dunque. Non soltanto per posizione in campo, ma soprattutto per importanza nel nuovo sistema di gioco.
Avellino ha rappresentato per il Toro anche l’ultima prova generale in vista del debutto in Coppa Italia, in programma a Ferragosto all’Olimpico Grande Torino contro la Carrarese, alle 21.15.
I GIOVANI
Per la prima volta Abate ha confermato la stessa formazione in due test consecutivi: il Toro sceso in campo ieri era infatti lo stesso visto in Inghilterra, a Burnley. Una scelta che ribadisce la fiducia del tecnico nei giovani cresciuti nel vivaio granata: Dembélé, Luongo, Gineitis, Njie e Cacciamani.
La storia più bella dell’estate torinista è senza dubbio quella di Andrea Luongo, classe 2008, promosso in prima squadra quasi all’improvviso e finora schierato da Abate titolare in tutte le amichevoli. Ieri, per lui, dalla sua Melito, in provincia di Napoli, sono arrivati familiari e amici. Un’emozione particolare che Luongo ha sentito, lasciandosi tradire in alcune giocate dalla tensione, come lui stesso ha raccontato: “Sono molto emozionato, qui c’è tutta la mia famiglia. In questo mese è stato tutto molto veloce, un po’ inaspettato: voglio dare il massimo e cerco di godermela”.
COMUZZO E I VOLTI STORICI
Più brillanti alcuni dei nuovi arrivati, meno convincenti invece alcuni dei volti storici. In copertina c’è Comuzzo, che anche ieri ha affrontato l’amichevole con il piglio del veterano, nonostante sia l’ultimo arrivato in casa granata. Di fronte si è trovato un Avellino piacevole e organizzato sul piano del palleggio, nel quale si intravede già la mano di Nesta: gli irpini sono stati pericolosi al 7’ della ripresa, quando Palumbo ha colpito il palo, prima di trovare il pareggio con Di Maggio. Una squadra che si è rivelata un cliente più ostico del previsto, ma contro cui Comuzzo è uscito spesso a testa alta dai duelli.
Tra i nuovi, cresce anche la condizione di Comert e, di conseguenza, migliora la sua prestazione. Le gambe di Simeone iniziano a girare meglio, mentre Njie si conferma vivace e propositivo. Nella ripresa sono arrivati anche i debutti di Pedersen e Ilkhan.
Giorgia Palmieri































