L’annuncio è arrivato poco dopo la mezzanotte del 19 settembre 2026. Il calcio italiano piange la scomparsa di Sandro Mazzola, che a novembre avrebbe compiuto 84 anni. Icona indiscussa dell’Inter e protagonista di un’epoca d’oro dello sport italiano, Mazzola ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio azzurro.
I funerali si terranno lunedì 21 settembre, alle ore 14.45, presso la Basilica di Sant’Ambrogio, a Milano.
Cresciuto nel dolore della tragedia di Superga, nella quale perse il padre Valentino, leggendario capitano del Grande Torino, Sandro Mazzola seppe trasformare il peso di un cognome monumentale in una carriera altrettanto leggendaria. Attaccante elegante e decisivo, riuscì a costruire una propria identità sportiva, diventando uno dei simboli più riconoscibili dell’Inter e del calcio italiano.
A scoprire le qualità del giovane talento originario di Cassano d’Adda fu Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro soprannominato “Veleno”. L’ingresso di Mazzola nella Primavera interista avvenne sotto la guida di Giuseppe Meazza, una prima, prestigiosa investitura che contribuì ad accompagnarlo verso la prima squadra, allora allenata da Helenio Herrera.
L’ESORDIO DA RECORD
L’inizio della sua carriera è legato a uno degli episodi più singolari della storia del calcio italiano. Il 10 giugno 1961, per protesta, Angelo Moratti decise di schierare contro la Juventus la formazione Ragazzi dell’Inter. La partita si concluse con un pesantissimo 9-1 per i bianconeri, ma in quella giornata il diciottenne Mazzola riuscì comunque a lasciare il segno, realizzando su rigore la sua prima rete in Serie A.
Da quel momento, il “Mago” Helenio Herrera lo inserì stabilmente tra i titolari, accompagnandone la crescita e favorendone l’evoluzione da centravanti atipico a centrocampista offensivo. Un percorso che portò Mazzola a esaltare le sue qualità tecniche, la capacità di inserimento e una straordinaria visione di gioco.
La sua avventura con l’Inter, durata fino al 1977, si concluse con la finale di Coppa Italia persa contro il Milan. Al termine di quella partita, mentre lasciava il campo, Mazzola pronunciò la celebre frase dantesca: “Vuolsi così colà dove si puote”.
Con la maglia nerazzurra collezionò complessivamente 572 presenze e 162 reti, diventando uno dei simboli più importanti della storia del club. Un legame suggellato da un palmarès straordinario: 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.
LA MAGLIA AZZURRA E IL LEGAME DI CONDIVISIONE CON RIVERA
Fu in quegli anni che prese forma la celebre “staffetta” con Gianni Rivera. Rivali con le maglie di Inter e Milan, ma protagonisti della stessa generazione, i due condivisero successi, popolarità e una delle pagine più significative della storia della Nazionale italiana.
Insieme conquistarono lo storico Europeo del 1968, vinto nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia, e raggiunsero la finale dei Mondiali di Messico 1970. In quell’edizione, l’Italia superò la Germania Ovest nella leggendaria “Partita del Secolo”, terminata 4-3 dopo i tempi supplementari, prima di arrendersi in finale al Brasile.
Il percorso di Mazzola in azzurro si concluse dopo i Mondiali del 1974. Con la maglia della Nazionale collezionò 70 presenze e 22 gol, chiudendo una lunga esperienza internazionale che lo aveva consacrato tra i grandi protagonisti del calcio italiano.
IL POST CARRIERA
Una volta appesi gli scarpini al chiodo, il legame con l’Inter proseguì anche fuori dal campo. Mazzola intraprese infatti una carriera dirigenziale, ricoprendo in particolare il ruolo di direttore sportivo sotto la presidenza di Massimo Moratti. Un percorso intervallato dalle esperienze con Genoa e Torino, che gli permisero di proseguire la sua attività nel mondo del calcio anche dietro la scrivania.
Tra i momenti più significativi della sua esperienza da dirigente spicca senza dubbio l’ingaggio di Ronaldo “Il Fenomeno” nell’estate del 1997. Un colpo destinato a entrare nella memoria dei tifosi nerazzurri e ancora oggi ricordato come uno dei trasferimenti più importanti nella storia recente dell’Inter.
Ciao Sandro !
Giorgia Palmieri































