SARRI E MOU, DESTINI PARALLELI
Arrivati nel 2022 quasi in contemporanea, Mourinho e Sarri sono stati per il popolo romano un grande sogno, l’illusione di tornare a vincere ed essere importanti nel panorama italiano e non solo.
Il toscano arrivò poco dopo il sorprendente ingaggio di Mourinho sull’altra sponda del Tevere, quasi come risposta allo straordinario colpo giallorosso (complice anche la fuga di Inzaghi all’Inter).
In questi anni i due hanno percorso strade diverse, il portoghese (sempre alla ricerca di un nuovo trofeo da mettere in bacheca) ha da subito cercato un’unica cosa: il risultato.
Di gioco nemmeno l’ombra, l’importante è vincere.
Il campionato messo quasi da parte pur di raggiungere un qualcosa di tangibile: un trofeo.
Scelta diametralmente opposta quella adottata da Sarri ed il suo entourage. Rivoluzionare la squadra per introdurre giocatori dinamici in grado di mettere sul campo le idee del proprio allenatore, far giocare bene la squadra e raggiungere il posto più alto in classifica, poco importa se ciò significa rinunciare alle Coppe.
Due modi di vedere le cose che hanno portato la Roma a vincere la Conference League nel 2022, arrivando sesta in campionato, ed a raggiungere la finale di Europa League l’anno seguente rimanendo però sempre al 6° posto. Certo vincere quella coppa sarebbe stato un qualcosa di clamoroso, avrebbe consentito alla Roma di mettere un trofeo in bacheca, giocarsi la Supercoppa Europea e disputare la Champions l’anno successivo.
Purtroppo non è andata così e Mourinho si è ritrovato a disputare nuovamente (e fortunosamente vista la penalizzazione della Juventus) l’Europa League.
Discorso totalmente diverso invece quello fatto dalla Lazio. Nella stagione 2021-2022 si arriva secondi nel girone composto da Olympique Marsiglia, Galatasaray e Lokomotiv Moska e si esce allo spareggio con il Porto mentre l’anno seguente, stagione 2022-2023, in un girone composto da Sturm Graz, Midtjyland e Sturm Graz, si arriva a pari merito con tutte ad 8 punti qualificandosi quindi come terza, per poi scendere in Conference League ed essere eliminata dall’Az Alkmaar.
Una disfatta totale che però, una volta usciti anche dalla Coppa Italia, consente al tecnico laziale di raggiungere prima il quinto posto e poi lo straordinario secondo della scorsa stagione.
Nessuno dei due però ha mai convinto fino in fondo.
L’uno perché pensava più al proprio rendiconto (trofei e vittorie) che alle esigenze della società (raggiungimento della Champions), l’altro perché, nonostante gli innesti voluti non è riuscito a dare alla squadra quell’impronta tanto desiderata, quel gioco spettacolare che l’aveva reso famoso a Napoli.
Mourinho, dopo vari tentennamenti, è stato messo alla porta da una società che, comunque, vuole raggiungere determinati obiettivi mentre Sarri, anche per via dell’ingaggio di cui gode con scadenza 2025, rimane saldamente al suo posto (lui non si vuole dimettere e la società non intende pagarlo).
Entrambi però hanno profondamente deluso.































