Ormai Thiago Motta è un nome ben noto in Italia.
Ex centrocampista di ottimo livello, dopo una lunga permanenza al Paris Saint Germain, ha subito intrapreso la carriera da allenatore.
Da giocatore ha praticamente vinto tutto.
Uno che già in campo sembrava far correre più il cervello che le gambe, ha avuto la fortuna di giocare ad altissimo livello e lavorare alle dipendenze di straordinari tecnici come Frank Rijkaard al Barça, Mourinho all’Inter, Ancelotti, Blanc, Emery e Tuchel al PSG.
Esperienze che, di fatto, hanno contribuito a creare l’allenatore che, da qualche tempo, incanta in Italia alla guida del Bologna.
Ma quando si parla dei felsinei si tende, da qualche tempo, a parlare di miracolo!
Di miracoloso però, in questa squadra, non c’è nulla!
Il suo gioco, il suo pressing, la sua attitudine a non mollare un solo centimetro in campo, sono il risultato di qualcosa di molto più prosaico.
Dietro tutto ciò che si sta vedendo in questi mesi c’è la competenza di una società che ha deciso di affidarsi ad un ottimo tecnico e ad uno straordinario DS Giovanni Sartori.
È forse proprio lui il segreto più importante di questo Bologna.
L’uomo del Chievo dei miracoli per intendersi, che per vent’anni ha consentito ad una piccolissima realtà di qualificarsi addirittura in Europa League, o dell’Atalanta che, fino ad un paio d’anni fa, dava letteralmente spettacolo qualificandosi in Champions ed arrivando a disputare due finali di Coppa Italia.
Un vero e proprio genio del calcio, capace di scovare talenti in ogni dove, coniugando la parola risparmio al talento, binomio spesso impossibile.
Eppure lo zampino di questo stratega invisibile (l’avete mai sentito parlare?) è evidentissimo nella costruzione di una squadra che risponde a meraviglia ai dettami di un allenatore in rampa di lancio, che propone un gioco entusiasmante a tratti ma anche resiliente e sparagnino in altre fasi ma che, e le pochissime sconfitte sono lì a testimoniarlo, non lascia niente al caso ed ogni partita diventa una vera e propria battaglia nella quale i propri giocatori devono dare tutto poiché guidati da una sana fame ed ambizione sportiva.
Un grande allenatore abbinato ad un grande direttore sportivo non possono far quindi gridare al miracolo quando si parla di Bologna. I giocatori che scendono in campo sono di assoluto valore (basti pensare a Ferguson e Zirkzee, ambiti da tutti i principali club e senza manco farlo apposta hanno deciso proprio loro due la sfida, o meglio lo spareggio, contro l’Atalanta), non dei maniscalchi che guidati dallo spirito divino raggiungono risultati in maniera casuale.
Con un’accoppiata del genere Bologna può davvero sognare in grande!































