Quella di Luka Modrić tra guerra e calcio è una storia che si chiude con il lieto fine perché dopo aver vissuto in prima persona gli orrori della guerra, il fortissimo centrocampista croato trova nel calcio il riscatto di una vita cominciata in netta difficoltà.
Nasce il 9 settembre 1985 a Modrići (un villaggio piccolissimo a 45 km da Zara), città della Jugoslavia che dopo la guerra dei Balcani è diventata croata a tutti gli effetti. Zara la conosciamo: mare stupendo, spiagge da sogno e per le strade si respira la voglia di basket e la consapevolezza che a pochi km è nato Luka Modrić, il più grande giocatore della nazionale a scacchi almeno degli ultimi 20 anni.
L’evento bellico che cambia la vita
Il 18 dicembre 1991 alcuni paramilitari serbi appartenenti alla Regione Autonoma della Krajina rastrellano il villaggio e giustiziano il nonno del futuro calciatore e altri 6 civili. La famiglia Modrić scappa quindi a Zara per trovare posto in un hotel dove alloggiano altri rifugiati. Per sfuggire agli orrori della guerra Luka passa il tempo sempre in compagnia di un pallone che prende a calci ovunque possa farlo e con chiunque avesse la forza per assecondarlo anche se, come racconta lo stesso calciatore, tra vetri delle macchine e dell’hotel rotti, ha fatto spendere al padre tanti soldi per poter riparare tutto.
Il direttore dell’Hotel dove alloggia convince il presidente dell’NK Zadar perché vede che Luka sa fare cose con il pallone che non riescono nemmeno a ragazzi di 20 anni. Appena arriva, seppur timido e spaventato per la guerra che nel frattempo si protrae per altri anni e che lascia spazio al sogno di un bambino, incanta tutti.
Il fisico troppo esile è però un problema tanto che all’età di 12 anni l’Hajduk Spalato, squadra agognata da tantissimi giovani croati lo vede e lo chiama per un provino ma viene scartato appunto per la struttura del corpo.
Crede invece in lui la dirigenza della Dinamo Zagabria, altra grande squadra del panorama calcistico croato. A 17 anni finisce nelle giovanili della capitale ma viene girato in prestito ai bosniaci del Zrinjski Mostar. L’ambiente bosniaco, pochi anni dopo la fine della guerra non è dei più facili per gli altri popoli dell’ormai ex Jugoslavia e così Modrić viene spesso colpito a palla lontana e ricoperto d’insulti. Lì Luka cambia e acquisisce gran personalità e carattere.
La svolta: Inter Zapresić
La Dinamo lo gira in prestito all’Inter Zapresić, squadra che in realtà collabora tantissimo con la società della capitale. Con Luka in campo, l’Inter conquista quello che ancora oggi è l’unico secondo posto della sua storia nel campionato croato. Dopo i due prestiti la Dinamo lo riporta a Zagabria e gli offre un posto da titolare e un contratto inusuale per un club: la durata è di 10 anni (lui ne ha appena 20). Porta la squadra a vincere di tutto in patria scatenando l’interesse di molti grandi club europei e comincia a calcare anche il campo a livello internazionale con la maglia a scacchi.
Nel 2008 il Tottenham mette sul piatto 21 milioni e porta Luka Modrić in Premier League.
Il resto è storia contemporanea.































