Luka Dončić, uno dei più grandi talenti del firmamento Nba, è stato scambiato dai Dallas Mavericks con Anthony Davis, centro dei Lakers, e qualche scelta di contorno.
Lo scambio repentino, tenuto nascosto all’intero mondo del basket (anche ai diretti interessati risultati stupefatti dall’accaduto), ha suscitato un acceso dibattito negli Usa.
Reazioni per lo più rivolte contro i Mavericks per una scelta definita un regalo (dai commentatori più pacati) o addirittura una follia, un atto scellerato, un suicidio (dai critici più feroci, o forse realisti).
La trade è stata davvero clamorosa ed ha suscitato molto scalpore ma per capire il motivo di tanto stupore bisogna fare un passo indietro.
Una stella nata in Slovenia
Per parlare di Luka Dončić, del suo clamoroso talento, del suo innato istinto che l’ha portato alla ribalta in uno sport dominato dagli afroamericani, bisogna tornare alle origini di questo fenomeno.
Nato a Lubiana, in Slovenia, il 28 febbraio 1999, di lui si è sempre parlato molto ma le chiacchiere hanno lasciato il passo all’evidenza dei fatti quando, soltanto diciottenne, si è messo in mostra agli Europei del 2017 con la Slovenia di Goran Dragić (mvp del torneo) disputando un torneo incredibile che ha portato la sua piccola nazionale sul gradino più alto del podio.
Le giocate del funambolo sloveno hanno illuminato i parquet della manifestazione, le sue accelerazioni, le sue penetrazioni a canestro, le sue “bombe”, hanno entusiasmato l’intero mondo del basket: è nata una stella.
L’anno successivo arriverà anche l’Eurolega con il Real Madrid e la proiezione verso l’inevitabile destinazione finale, il basket dei più grandi, l’NBA.
Terza scelta assoluta è approdato, come noto, ai Dallas Mavericks raccogliendo l’eredità di un altro grande campione di origini europee, Dirk Nowitzki a fine carriera con la squadra texana.
Dall’Europa agli Usa: tra scetticismo e pregiudizio
Come tutti gli europei che si affacciano al basket statunitense un alone di scetticismo ha accompagnato il trasferimento del giovanissimo campione (reduce tra l’altro da incredibili stagioni in maglia madridista), scetticismo spazzato via dalle sorprendenti giocate di questo strafottente fuoriclasse che, uno dopo l’altro, ha abbattuto qualsiasi record di precocità nel mondo NBA.
Ovviamente rookie dell’anno, poi triple doppie, partite da 30/40/50 punti e via dicendo, uno dopo l’altro molti record appartenuti ai grandi del basket del passato, sono stati spazzati via da questo giovanotto sfacciato che meglio non poteva accostarsi al basket dei giganti.
Il suo modo di giocare, il suo modo di passare la palla in maniera geniale, trovando traiettorie nemmeno immaginabili da chi osserva, il suo modo di tirare da 3 punti, la facilità con la quale ha da sempre attaccato il pitturato, hanno creato nell’immaginario collettivo innumerevoli paragoni con le più grandi star di ogni tempo. Tra questi paragoni sicuramente quelli più attinenti sono con Magic Johnson e Larry Bird. La fantasia, l’abilità nel palleggio e nella creazione degli assist dell’uno contro la solidità, l’efficacia nel tiro dalla lunga distanza, la mentalità e cattiveria agonistica dell’altro, si fondono in questo enorme campione.

L’anno scorso, con l’aiuto di Kyrie Irving, controverso fuoriclasse e compagno di squadra, lo sloveno è riuscito ad approdare alle Finals, dove si è dovuto arrendere allo strapotere dei Celtics di Brown e Tatum, subendo una netta sconfitta per 4-1.
Ma le sconfitte fanno parte del processo (the process), del percorso per arrivare alla vetta, per ripercorrere i passi del suo grande predecessore, quel Dirk Novitzki capace di portare al titolo i Mavericks nel 2011, ed arrivare al titolo di campione NBA.
Tutto sembrava intendere che il volto dei texani sarebbe stato quello di Magic Luka per molti anni, se non per l’intera carriera, soprattutto alla vigilia di un maxi contratto che sarebbe stato sottoscritto al termine di questa stagione.
Dallas, c’eravamo tanto amati
Allora cosa è successo? Cosa ha determinato questo incredibile scambio? Cosa ha portato i manager di Dallas a chiedere a Pelinka & co (Lakers) uno scambio nel silenzio totale, nel massimo riserbo, senza ascoltare altre offerte, senza valutare possibili contropartite superiori?
Ma cosa ha portato Dallas a disfarsi di uno dei primi 3 giocatori in senso assoluto, nel pieno della sua carriera (soli 26 anni, ancora da compiere) per accogliere Anthony Davis, straordinario “lungo” quando è in campo ma alle continue prese con fisici?
Il temperamento di Dončić, il suo continuo ingrassare e non riuscire a mantenere un peso forma, un’attitudine da vero professionista ed un’attitudine tutt’altro che ineccepibile a tavola hanno sicuramente creato frizioni tra il campione e lo staff medico ed atletico della squadra.
Le continue problematiche che ne sono scaturite ed il suo atteggiamento provocatorio e insofferente nei confronti degli arbitri pare non fossero gradite al management ma, soprattutto, il maxi contract da sottoscrivere al termine della stagione sembra abbia creato non pochi dubbi nelle menti dei dirigenti della franchigia.
Puntare sullo sloveno praticamente tutto, pur non essendo riusciti finora a risolvere le problematiche fisiche del campione (è bene poi precisare che l’aumento di peso ed il cambiamento fisico dello stesso sono state generate proprio dallo stesso staff di Dallas che ha voluto dare peso e fisicità ad un giocatore forse considerato “leggerino” all’epoca dell’approdo in NBA) oppure lasciarlo andare, passare la grana a qualcun altro puntando su un lungo fenomenale capace di completare il roster e puntare al titolo già quest’anno lasciando peraltro parecchio spazio salariale per le prossime stagioni?
Sarà il volto dei Lakers?
I Lakers, con Lebron ancora dominante nonostante i 40 anni suonati, probabilmente avranno riflettuto 0 secondi sulla risposta da dare nell’incontro di inizio Gennaio. A come rimpiazzare l’eterno infortunato Davis ci si penserà dopo, alla reazione di Lebron pure (ma sicuramente erano certi che avrebbe gradito), a come rimettere in forma il talento di Lubiana anche, ma la scelta da fare era dire subito SI’ senza sé e senza ma.
Dončić può diventare la stella dei Lakers per i prossimi 10 anni raccogliendo il testimone dal Re e riproponendo i fasti del passato glorioso di Kobe.
La scelta di Dallas invece potrebbe essere il più grande suicidio tecnico della storia della NBA.































