Si è spento all’età di 79 anni “Rombo di tuono” Gigi Riva, uno dei pochi professionisti che decise di far prevalere una ragione di cuore a quella del portafoglio.
La vita di quello che sarà la leggenda del Cagliari è da subito durissima con lui: vive una situazione economica difficile, rimane orfano di padre a 9 anni per via di un incidente sul lavoro. La madre lavora in una filanda e pulisce le case e Gigi è costretto a rimanere in un collegio religioso (in realtà ne cambia tre) dove aveva cercato di sfuggire più volte perché umiliato costantemente in quanto povero. Anche la madre muore molto precocemente a casa di un tumore e allora la sorella Fausta lo cresce.
Mentre lavorava nella sua Leggiuno (provincia di Varese) non aveva messo da parte la passione per il calcio e così quando poteva andava a giocare con la maglia della squadra del paesino natale. Con la maglia del Laveno Mombello, tra tiri al pallone e orari di lavoro, segna 66 gol in due stagioni facendosi notare dai dirigenti del Legnano che nel 1962 e in una stagione di serie C realizza 6 gol in 23 partite.
Il Cagliari, il mito e la terra dei banditi
La società sarda per limitare le spese dei viaggi giocava spesso due gare casalinghe e due in trasferta. Lontano da casa i sardi facevano base proprio a Legnano e così Arturo Silvestri e Andrea Arrica, allenatore e vicepresidente della società, vedono e strappano il talento per 37 milioni di lire. Gigi Riva si trasferisce quindi in Sardegna senza troppa voglia. “Mi comunicarono il trasferimento e ebbi paura. Arrivai e il campo non aveva nemmeno un filo d’erba. Di primo impatto pensai che non sarei rimasto al massimo un anno”.
L’isola all’epoca, come racconterà più tardi lo stesso Gigi, era considerata un posto di castigo, un posto di banditi e il popolo sardo aveva subito da tanti anni umiliazioni. La Sardegna entra nell’anima di Gigi Riva che a sua volta fa breccia nel cuore dei tifosi. Arriva nel 1963 e centra subito la promozione in massima serie. Contribuisce a suon di gol alla permanenza dei sardi nel massimo campionato di calcio italiano ma il capolavoro lo dipinge nel 1969-1970 quando porta i suoi a vincere lo storico e unico scudetto. “Quando andavamo a giocare a Milano e Torino vedevo l’orgoglio dei nostri tifosi, protagonisti dopo aver subito tante umiliazioni nella vita”.
Gigi Riva si riconobbe nelle umiliazioni subite dal popolo sardo pensando a quand’era bambino e allora decise di diventare il simbolo non solo sportivo di tutta l’isola. Il filo conduttore tra testa e cuore farà rimanere “Rombo di tuono” fino alla fine della sua carriera a Cagliari.
Sono tante le squadre che provarono ad impossessarsi di Gigi Riva, cercando di strapparlo al Cagliari, addirittura la Juventus arrivò a formulare un’offerta di 1 miliardi di lire ma Gigi Riva declinò tutte le offerte perché vincere in Sardegna aveva un altro valore che non si poteva comprare con i soldi.
Capitolo Nazionale
Viene convocato senza aver espresso tutto il suo potenziale in Serie A. Subisce anche qualche infortunio ma riesce sempre a tornare più forte di prima. Con 35 reti segnate è ancora l’attaccante più prolifico della storia della Nazionale italiana.
Ha perso la finale dei Mondiali di Messico 1970 e ha vinto un Europeo nel 1968.































