La domanda comincia a circolare con insistenza nel basket Nba, prima sommessamente adesso con sempre più forza viste le straordinarie performances di questo campione, che a soli 22 anni, sta trascinando Minnesota nei playoffs.
Quando si fanno riferimenti ai campioni del passato spesso si sbaglia, si ricordano le loro gesta in campo e si è bramosi di trovare in qualcuno le stimmate di quei campioni che tanto ci hanno entusiasmato in passato.
Succede in tutti gli sport, anche nel calcio i riferimenti a Maradona o Messi (anni fa ci si riferiva a Pelè), si sprecano. Ogni volta si vede un piccoletto dribblare con talento, prendere la porta con facilità, dettare i ritmi del gioco “ecco il nuovo Maradona, ecco il nuovo Messi”.
Ovviamente i paragoni si fanno in tutti gli sport e, nel basket il punto di riferimento rimane sempre Air Jordan, il 23 dei Bulls che, per oltre un decennio, ha ispirato i giocatori di tutto il mondo scolpendo il suo nome nella roccia consacrandosi come il miglior cestista della storia.
Dopo di lui molti campioni con le loro prestazioni hanno acceso la fantasia di addetti ai lavori e fan di questo sport: Ray Allen, Penny Hardaway, Lebron James ma soprattutto Kobe Bryant sono stati a turno il “nuovo Michael Jordan”.
Tra tutti, inutile dirlo, Kobe Bryant è sicuramente quello che più è andato vicino ad esserlo.
Il campione dei Lakers, dichiaratamente ispirato dal 23 dei Bulls, ne copiava le movenze, gli atteggiamenti, i comportamenti in campo, la leadership.
L’ossessione maniacale per questo sport portò il 24 gialloblù, the Black Mamba, a vincere ben 5 titoli con il Lakers di cui 4 insieme al grande Shaq O’Neal.
Ma quando si parla di “nuovo Jordan” non si parla soltanto di caratteristiche tecniche o fisiche, ma di qualcosa di diverso, si parla di attitudine, mentalità, forza in campo, potere sulla partita, sui compagni e sugli avversari nonché sul pubblico.
Michael Jordan era in grado di dominare ogni cosa, di essere sempre decisivo, di incutere timore negli avversari, rispetto nel pubblico anche quando giocava fuori casa, guidare la sua squadra alla vittoria dando sicurezza ai compagni i quali sapevano che, con il pallone nelle sue mani, si poteva stare tranquilli: in qualche modo Michael Jeffrey Jordan sarebbe riuscito a raggiungere la vittoria.
Non era però soltanto un faro in campo ma un leader totale capace di rivoluzionare il basket e di imporre il proprio marchio in maniera indelebile anche negli anni a venire.
Kobe Bryant è stato un emulo di Jordan pressoché perfetto, vincente, determinante, spietato in campo con quelle movenze feline e quella rapidità letale d’esecuzione proprie del serpente a lui associato.
Oggi però una nuova stella sta prepotentemente prendendosi la scena: Anthony Edwars.
Il campione di Minnesota, più basso ancora di Jordan (1.93 contro 1.98) ha però qualcosa dentro, qualcosa che trasmette a tutti nel guardarlo che, inevitabilmente, fa venire in mente il più grande di sempre.
L’esplosività, la coordinazione con la quale mentre è in sospensione recupera l’equilibrio per piazzare la stoccata vincente, la rapidità d’attacco al canestro, la sfrontatezza nell’affrontare qualsiasi avversario, la forza fisica e l’agilità sono tutte caratteristiche che riportano alla mente Jordan anche se qui, è bene dirlo, forse ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso, qualcosa di unico.
Giustamente Edwards rifiuta il paragone ma, la sensazione è che, in un basket in continua evoluzione con l’avvento di giganti (d’altezza) abili nel palleggio e nella conclusione dalla distanza come Wemby, Holmgren, KAT & co, sarà ancora un afroamericano, non gigantesco, a prendersi la scena e diventare in poco tempo il nuovo re del basket NBA!































