Sudan del Sud.
Una terra martoriata dalla guerra. Indipendente dal 9 luglio 2011 ma che ha conosciuto più violenza che momenti di pace. Una prima guerra civile durata dal 1955 al 1972 poi una seconda dal 1983 al 2005. Dopo l’indipendenza per separarsi dal Sudan un altro brutale conflitto a fuoco ha decimato la popolazione.
Questo lo scenario in cui nascono e crescono quelli che sono gli eroi dello sport nazionale: il basket. Il Sudan del Sud si è qualificato per la prima volta ai Mondiali di basket dove ha battuto Filippine, Cina e Angola. La nazionale di basket si è qualificata anche alle Olimpiadi di Parigi 2024.
Nella nostra A1, in quel di Napoli, gioca un cestista del Sudan del Sud: Dut Mabor (2,16, classe 2001) è arrivato in Italia nel 2017 quando scappò dalla guerra.
Nasce e cresce a Khartum fino all’età di nove anni prima di trasferirsi a casa della zia nel sud del Paese. La sua famiglia è di religione araba. Scoppia la guerra e l’unico momento di svago per un bambino in quella situazione è tirare qualche calcio ad un pallone fino a quando passeggiando con il nonno non scopre la passione per il basket.
Nel 2017 partecipa a un camp organizzato dalla Luol Deng Foundation: “Quando giochi e guardi la palla è tutto fermo, anche la guerra. In campo non ci sono differenze, siamo tutti uguali, siamo fratelli”.
Lo zio trova il modo per farlo imbarcare su un areo e spedirlo in Italia. Comincia la sua carriera cestistica tra le fila dello Stella Azzurra che qualche anno fa era la squadra giovanile più forte in Europa.
Da Roma, dopo aver giocato in A2, si trasferisce in Estonia al B.C. Pärnu Sadam. Dopo l’ottima stagione nel baltico è arriva la chiamata di Napoli
Il giovane giocatore della Gevi Napoli ha appena vinto la Coppa Italia battendo l’Olimpia Milano 72-77.
Sogna di diventare presto un professionista in NBA e il suo idolo, ovviamente, non poteva che non essere Manute Bol, il giocatore sudanese e il più alto della storia NBA.































