Come un fulmine a ciel sereno stamattina Jose Mourinho è stato esonerato da Dan Friedkin giunto poco prima a Roma dagli States.
La presidenza giallorossa, come al solito nel silenzio più assoluto, così come aveva ingaggiato il tecnico portoghese (tra lo stupore generale) l’ha messo alla porta rimpiazzandolo al volo con la bandiera Daniele De Rossi. Mossa furba quest’ultima, soprattutto per la società, meno per il neo tecnico romanista che non solo dovrà vedersela con gli spettri di un predecessore tanto amato ma anche e soprattutto con una difficile rincorsa a quel piazzamento in zona Champions che tanto preme alla dirigenza a stelle e strisce.
Ed è proprio questo il punto cruciale, il nodo sul quale il rapporto tra società ed allenatore si è andato ad incrinare definitivamente.
Nonostante infatti il vulcanico tecnico portoghese non abbia, durante la sua permanenza, perso occasione di stuzzicare la società con battute velenose di ogni tipo (mercatino, centravanti fantasma e via discorrendo) cercando una reazione (esonero o acquisti?) sta proprio nella differenza di vedute sul fine ultimo il crocevia non più eludibile.
Una volta capita l’antifona (acquisti pochi, scommesse molte, soldi ancora meno) Mourinho ha preso la sua strada che, anche per mancanza di alternative valide, non contemplava le dimissioni (come per tutti…) ma il raggiungimento di un trofeo che arricchisse la bacheca (sua in primis) mentre la società avrebbe barattato senza esitazioni il trionfo in Conference League o la finale di Europa League con la qualificazione in Champions, obiettivo che garantisce milioni e milioni di euro, linfa vitale per casse esangui.
Sta tutto lì, sta nella differenza di vedute sugli obiettivi primari il conflitto tra tecnico e società, una corda che è stata tirata per due anni e mezzo e che le sconfitte dell’ultima settimana hanno spezzato definitivamente.
Un allenatore che va per conto suo, sacrificando i pezzi migliori dell’organico per tenerli freschi per le Coppe, come ha fatto soprattutto lo scorso anno, arrivando nel primo anno sesto e nel secondo settimo (mentre attualmente la Roma è nona) non può assolutamente andar bene ad una dirigenza che da anni immette denaro fresco tentando di ristabilire un equilibrio economico.
L’amore del tifo giallorosso, a volte sconfinante nella totale venerazione, non può più difendere un personaggio che in questi anni ha più volte distolto l’attenzione dalle sue responsabilità.
Una volta l’arbitro, un’altra il calendario, un’altra ancora la goffaggine dei propri giocatori definiti a più riprese incapaci, attacchi personali e pubblici, come quello nei confronti di Karsdorp, polemiche infinite, tutto fuorché parlare del gioco (nullo) della propria squdra.
Il popolo giallorosso ha visto in lui la speranza di raggiungere traguardi importanti, si è identificato in un personaggio da sempre “contro”, ha sognato che la società investisse in campioni capaci di mettere il tecnico nelle condizioni di vincere ma le difficoltà economiche ed un Mourinho forse al capolinea hanno definitivamente portato ad un brusco risveglio!
In bocca al lupo a Daniele De Rossi.































