Finisce anzitempo l’avventura di Rudi Garcia alla guida del Napoli.
Tornato in Italia con la voglia di dimostrare le proprie qualità il transalpino è finito schiacciato da mille problematiche in una città vulcanica che, finito di festeggiare lo scudetto dopo mesi, si è risvegliata a suon di sonore sconfitte rimediate, soprattutto, al Maradona (ex San Paolo) di Napoli.
Che il tecnico francese c’abbia messo del suo facendo innervosire, e non poco, l’intero ambiente, è cosa certa come è altrettanto certo che ciò cui si è assistito, da Agosto alla sconfitta con l’Empoli, è il frutto di una gestione post-scudetto alquanto opinabile.
Il vulcanico De Laurentis, dando sfogo all’ego spropositato di cui da sempre dispone, una volta arrivato in cima al campionato italiano, traguardo da sempre anelato, riuscendo a strappare il tricolore allo strapotere del Nord ha ben pensato di essere onnipotente, onnisciente e chi più ne ha più ne metta.
Mentre fervevano i festeggiamenti ha deciso di minare il rapporto con un tecnico che era riuscito a confezionare un prodotto straordinario: un Napoli capace di dominare in campionato e per larghi tratti addirittura in Champions League (chi non aveva pensato ad un certo punto al double?).
La PEC con la quale ha, di fatto, portato alle dimissioni Spalletti è qualcosa di subdolo e viscido che raramente s’era visto prima.
Ciò che però è subito parso evidente è che il presidente volesse rimarcare i propri meriti platealmente mentre, dentro di sé, pensava che chiunque avrebbe potuto raggiungere un risultato di quel tipo con l’organico da lui (e Giuntoli) messo a disposizione.
Nemmeno la partenza della colonna portante dell’intero reparto arretrato, quel Kim che da solo (quasi) ha guidato la retroguardia biancoazzurra, ha impensierito il presidente troppo impegnato a darsi pacche sulle spalle per il capolavoro appena realizzato.
Via Kim, senza sostituto adeguato, e via anche Giuntoli che, con un coup de théâtre degno di una sceneggiata napoletana di prim’ordine, abbandona il Vesuvio per andare a dirigere l’odiatissima Juventus gettando pubblicamente la maschera dichiarandosi, da sempre, un grandissimo tifoso juventino.
In men che non si dica molti dei principali artefici del tricolore partenopeo sono svaniti, scomparsi nelle nebbie dei petardi partenopei (anche Zielinsky è stato vicinissimo alla partenza).
Ma non sempre riescono miracoli soprattutto se un collaboratore dimostratosi validissimo ora non siede più al tuo fianco.
La sarabanda di candidature per la panchina (altro vezzo esecrabile, condiviso con l’ottimo Lotito…), ha determinato la scelta di Rudi Garcia.
Il francese però non è riuscito a farsi apprezzare minimamente ed in poco tempo è riuscito a farsi terra bruciata intorno facendosi nemici soprattutto all’interno dello spogliatoio.
I risultati in questo modo non posso di certo arrivare e, solitamente, sono proprio i giocatori a decidere che è ora che colui che li conduce si faccia da parte.
Una scelta che peraltro sor Aurelio avrebbe compiuto anche prima ma, pare, Conte sembra aver declinato l’invito a prendere una squadra in corsa costringendo il Napoli a sostituire il proprio tecnico quando proprio è diventato inevitabile.
L’uomo giusto?
E chi viene sulla panchina dello sbertucciato Garcia? Conte pare proprio irremovibile, Tudor poco propenso a sottomettersi ai voleri Aureliani perciò perché non rispolverare un abito buono tenuto per troppo tempo nell’armadio? Ecco riesumato Walter Mazzarri che, dal 2014 all’altro giorno, aveva seduto in panchina per 160 volte in campionato collezionando vari esoneri (Inter/Torino/Cagliari) di fatto scomparendo dal calcio che conta.
Riuscirà un tecnico stagionato, fumantino, convinto di far bene in ogni dove a riconquistare il cuore dei napoletani riportando la squadra nelle primissime posizioni?
Riuscirà a dimostrarsi adeguato al tempo che passa, ai cambiamenti inevitabili che avvengono anche a livello tattico dopo essersi barcamenato in diverse realtà, anche di non primissimo piano?
Riuscirà De Laurentis a reggere botta quando, inevitabilmente, ci saranno momenti difficili?
Ma soprattutto, sarà la squadra in grado non tanto di ripetersi ma di avvicinarsi agli standard altissimi della scorsa stagione?
Ai posteri l’ardua sentenza!































