Dal 13 Giugno 2023, giorno in cui i Denver Nuggets di Nikola Jokic e Jamal Murray si sono laureati campioni Nba per la prima volta nella storia della franchigia, sono passati oltre 4 mesi, troppo tempo per gli appassionati di questo sport.
Ma l’attesa è finalmente terminata. È ora di tornare in campo per l’MVP delle Finals (reduce da un’estate alquanto rilassante) & co.
L’avversario dell’opening day è LeBron James ed i suoi “rinnovati” Lakers. Uno scontro mica da ridere viste le polemiche intercorse tra “il re” e vari membri dei Nuggets, che però dura quasi soltanto il primo quarto. Troppa distanza tra una squadra e l’altra.
Una si muove in campo come un tutt’uno, con ferocia, determinazione, con un forte spirito di squadra, con una difesa del campo totale nella quale vengono impedite facili conclusioni dall’arco e l’area è intasata da difensori svegli e pronti al raddoppio, il rimbalzo, la stoppata.
Tutto diventa difficile contro questi Nuggets che, guidati dal solito Jokic, riprendono il discorso come se il campionato scorso fosse finito il giorno precedente. Michael Malone ha creato un gruppo armonioso, vivace, spettacolare che adesso gioca a memoria. Gordon è un giocatore fantastico e l’ex, con il dente avvelenato, Caldwell-Pope, non perde occasione per farsi rimpiangere, ma tutti sono in grado di dare il proprio apporto nei momenti importanti della partita spalleggiando i due leader Murray e Jokic.
Dall’altra parte la solita “confusione californiana” nella quale a brillare è sempre e soltanto la splendida forma atletica di LeBron James (che finirà per essere ancora una volta il miglior marcatore della squadra). Il vecchietto è costretto a tenere in piedi la baracca poiché l’erede designato (lo strapagato Anthony Davies) va a strappi, gioca un quarto mostruoso nel quale è capace di distruggere le difese avversarie ed annichilire i tentativi offensivi nel pitturato per poi assentarsi e sparire dallo score per decine di minuti.
Il suo apporto non può essere questo se le ambizioni dei Lakers sono quelle di tornare a competere per il titolo. Note positive invece da Taurean Prince (ben 18 punti in 30 minuti) mentre l’apporto degli “altri” a questo livello è davvero insufficiente, soprattutto nel tiro dall’arco dove ad ogni conclusione deve necessariamente seguire il segno della croce mentre dall’’altra parte del campo, spesso e volentieri, gli avversari (lasciati colpevolmente liberi) sono spietati e costruiscono le proprie vittorie su una specialità diventata imprescindibile nel basket moderno.
La stagione Nba che si è aperta ieri con il trionfo dei Nuggets sui Lakers per 119 – 107, è una stagione che promette spettacolo (come sempre) ma che quest’anno vede l’ingresso sui parquet più prestigiosi al mondo di un ragazzo destinato a cambiare le regole del gioco (un po’ come avvenne con Alcindor, alias Jabbar, negli anni 70) parliamo ovviamente di Victor Wembanyama.
Il 19enne di 2.24, reduce da una pre-season molto interessante, sta stupendo il mondo con le sue doti che sembrano sovvertire le leggi dell’anatomia. Un giocatore con un’altezza del genere, in grado di muoversi come una guardia, capace di tirare anche da tre risultando al tempo stesso immarcabile in varie zone del campo e terrificante nell’impedire conclusioni avversarie da qualsiasi posizione, non si era mai visto prima.
All’apparenza leggerino rispetto ai colossi dell’NBA, sta stupendo tutti per le sue incredibili (è proprio il caso di dirlo) capacità.
Siamo di fronte ad un giocatore che cambierà la storia del basket?































