Chi avrebbe mai potuto immaginarlo ? Nel pomeriggio di oggi, Nico Gonzalez si è presentato in sede per rinnovare il proprio legame con la Juventus fino al 2030, ottenendo anche un piccolo adeguamento dello stipendio, attualmente pari a 3,6 milioni di euro. Un vero e proprio colpo di scena, degno di una pellicola di Christopher Nolan, soprattutto se si torna con la memoria all’estate del 2025. Una partenza improvvisa, consumata tra nervosismo e fretta, un volo di sola andata verso Madrid e tanti rimpianti per ciò che avrebbe potuto rappresentare la sua seconda stagione con la maglia bianconera.
Nella mente dell’argentino, infatti, c’era il desiderio di riscattarsi e dimostrare finalmente il proprio valore. La dirigenza juventina, però, aveva altre priorità, condizionata dalla necessità di sistemare i bilanci. Il trasferimento in prestito all’Atletico Madrid sembrava dunque soltanto il primo passo verso una separazione definitiva. Strade diverse e obiettivi apparentemente raggiunti da entrambe le parti: la Juventus avrebbe incassato dalla cessione nell’estate seguente, mentre Nico avrebbe avuto l’opportunità di dimostrare concretamente le proprie qualità. E così, almeno inizialmente, è stato.
Nella capitale spagnola, Gonzalez ha ritrovato spazio, sicurezza, reti e, soprattutto, la fiducia di un allenatore che ha saputo valorizzarne fin da subito le caratteristiche. Da qui è nata anche la volontà di restituire la fiducia ricevuta da Diego Simeone, il Cholo, lasciandosi definitivamente alle spalle la parentesi negativa vissuta a Torino. Poi, però, qualcosa è cambiato. Una svolta inaspettata, senza particolari risvolti sentimentali o romantici, ma legata principalmente alle difficoltà emerse durante l’estate tra Juventus e Atletico Madrid nel trovare un accordo per il riscatto del giocatore.
Le prestazioni offerte da Nico in queste prime settimane di campionato hanno contribuito in maniera decisiva a cambiare le carte in tavola, conducendo a uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava del tutto improbabile. Sono bastati due mesi per ribaltare completamente le prospettive. È importante ricordare, infatti, come durante l’estate la Juventus considerasse l’argentino uno dei profili più interessanti da valorizzare sul mercato. A renderlo particolarmente appetibile erano stati il Mondiale disputato da protagonista nell’undici titolare di Scaloni, compresa la finale, e l’ottima stagione vissuta con l’Atletico Madrid di Simeone.
La reazione di Gonzalez non è stata certo positiva quando dalla società spagnola gli è arrivata la conferma che il trasferimento definitivo non si sarebbe concretizzato. Gran parte del merito di questo inatteso cambio di rotta va attribuito a Luciano Spalletti, che ha insistito più volte con i vertici juventini, esprimendo chiaramente la propria posizione: in assenza di proposte economicamente impossibili da rifiutare, sarebbe stato felice di poter lavorare con il calciatore argentino. E la scelta delle parole non è casuale: Spalletti voleva proprio averlo a disposizione e allenarlo. Una convinzione che il tecnico toscano non aveva maturato con la stessa certezza nei confronti degli altri giocatori rientrati alla Continassa dopo i rispettivi prestiti. Tra questi figurava, per esempio, Douglas Luiz, sul quale l’allenatore preferiva raccogliere ulteriori indicazioni durante la tournée estiva prima di formulare una valutazione definitiva.
SPALLETTI
Su Nico non aveva nessun dubbio, come ha ammesso prima dell’inizio del campionato: “Nico Gonzalez è un giocatore che sa stare in gruppo, siamo felici se resta e non abbiamo alcuna intenzione di regalarlo: per noi è importante avere alternative, abbiamo alzato il livello della rosa in questo mercato”. A cui sono seguite quelle dopo il gol vittoria segnato da subentrante alla seconda di campionato con il Parma: “Quando è entrato domenica sembrava dire: o la vinciamo tutti insieme, o ci penso da me. È caratterialmente fatto così, e ha l’abitudine a partite di alto livello”.
Concetti che aveva già espresso telefonicamente e in tempi non sospetti al diretto interessato: “Spero di contare su di te, sei un giocatore che si adatta alle caratteristiche che cerco per la mia squadra e se l’Atletico non usufruirà dell’opzione di riscatto (quella che appunto non fu esercitata al 30 giugno) ti voglio per la prossima stagione”. Una volta rientrato alla Continassa, Nico ha saputo conquistare tutti fin da subito. Il suo atteggiamento ha convinto non soltanto Spalletti, ma anche i compagni di squadra e i vertici della società, dando vita a un’intesa che inizialmente sembrava difficile da immaginare.
LA PARTE ECONOMICA
Determinato, energico e sempre coinvolto, Nico si è dimostrato fin da subito un punto di riferimento, impegnandosi ad accompagnare i più giovani nel loro percorso di inserimento e guadagnandosi al tempo stesso il rispetto dei compagni più esperti. Non si tratta soltanto di belle parole: insieme a Vicario e al nuovo arrivato Neto, l’argentino sta assumendo un ruolo importante nella gestione quotidiana del gruppo, intervenendo nei confronti con la squadra e facendo, in alcune circostanze, da intermediario con l’allenatore. Un dialogo continuo, fatto di confronti e scambi di idee, con l’obiettivo comune di portare la Juventus nella direzione giusta. Proprio quella squadra che, fino a pochi mesi fa, sperava di non ritrovare più e che oggi, invece, è pronta ad affidargli una parte significativa delle proprie ambizioni, sia nell’attuale stagione sia in quelle future.
A completare il quadro c’è anche l’aspetto finanziario, un elemento tutt’altro che secondario per comprendere una decisione che alcuni potrebbero giudicare azzardata o presa troppo in anticipo, considerando che siamo ancora all’inizio di ottobre. Il rinnovo fino al 2030, accompagnato da un aumento contenuto dello stipendio, consentirà infatti alla Juventus di distribuire meglio il peso economico del cartellino dell’argentino sui prossimi bilanci. Una soluzione capace di conciliare le esigenze contabili della dirigenza con le necessità tecniche di Spalletti. Poco importa, allora, se questa storia non sia nata da un progetto romantico costruito a tavolino o da un improvviso ritorno di fiamma. A fare la differenza sono stati il pragmatismo, la capacità di rivedere le proprie decisioni e il coraggio di riconoscere un’opportunità proprio quando si è presentata.
Giorgia Palmieri































