Un successo netto, una gara senza storia e i primi segnali della mano del nuovo Torino, già visibili dopo pochi giorni di ritiro. La prima amichevole dei granata a Pinzolo si chiude con una goleada: il Torino supera il Pinzolo Val Rendena per 13-0. Un esito ampiamente prevedibile, considerato il divario tecnico tra le due squadre. La formazione di Prima Categoria ha affrontato la sfida con impegno, ma la superiorità dei granata è emersa fin dai primi minuti, diventando ancora più evidente nella ripresa.
Due tempi, due undici diversi e lo stesso copione. Il Torino parte con una formazione titolare e chiude il primo tempo avanti 5-0 grazie alla rete iniziale di Simeone e alle doppiette di Oristanio e Casadei.
Nella ripresa lo staff tecnico cambia completamente l’undici, dal portiere all’attaccante, senza però modificare l’andamento della gara. Nei primi dieci minuti arrivano altre cinque reti, che portano i granata in doppia cifra. Gabellini trascina l’entusiasmo dei tifosi con una tripletta, mentre Kulenovic firma una doppietta prima di completare il suo poker personale nel corso del secondo tempo. A iscrivere il proprio nome nel tabellino dei marcatori c’è anche Njie.
FORMAZIONE GRANATA
TORINO PRIMO TEMPO (3-4-2-1): Paleari; Coco, Ismajli, Biraghi; Aboukhlal, Ilic, Luongo, Kugyela; Oristanio, Casadei; Simeone. All. Abate
TORINO SECONDO TEMPO (3-4-2-1): Mascardi; Dellavalle, Pellini, Carrascosa; Dembele, Gineitis, Dalla Vecchia, Cacciamani; Gabellini, Njie; Kulenovic.
Trarre indicazioni tattiche da una partita come questa richiede inevitabilmente una certa cautela, per almeno due motivi. Il primo è legato ai tempi di lavoro: dopo meno di una settimana di ritiro è normale che i giocatori debbano ancora assimilare i principi del nuovo allenatore, soprattutto in una rosa ancora incompleta come quella del Torino. Il secondo riguarda il contesto della sfida: il netto divario tra le due squadre ha prodotto una gara dai ritmi contenuti e con un livello di competitività inevitabilmente basso, come conferma anche il risultato finale.
Nonostante ciò, prendendo come riferimento i concetti su cui Abate ha insistito nel corso degli allenamenti della settimana, il primo test amichevole ha comunque offerto alcuni spunti interessanti dal punto di vista tattico. Ecco gli aspetti più significativi emersi dalla sfida.
Ignazio Abate ha confermato lo stesso assetto tattico per entrambe le frazioni di gioco, schierando il Torino con un 3-4-2-1. Il sistema di gioco del tecnico si fonda su un ruolo chiave affidato agli esterni di centrocampo, chiamati a interpretare entrambe le fasi: in non possesso arretrano sulla linea difensiva, mentre in fase offensiva hanno il compito di garantire ampiezza e spinta costante.
Fondamentale è anche l’intesa tra i quinti e i due trequartisti, che devono muoversi in modo dinamico e alternarsi nelle posizioni per creare superiorità. Allo stesso modo, sia gli uomini alle spalle della punta sia il centravanti sono chiamati a variare continuamente i movimenti, alternando inserimenti in profondità e arretramenti per liberare spazi e favorire gli attacchi dei compagni.
La costruzione del gioco parte dal dinamismo della coppia di centrocampo. I due mediani iniziano l’azione affiancati, una disposizione che resta il riferimento soprattutto nella fase di non possesso, ma durante l’impostazione sono chiamati a modificare continuamente le proprie posizioni, fino a disegnare una sorta di rombo insieme ai compagni.
Il regista ha piena libertà di muoversi su tutta la zona centrale arretrata per offrire sempre una linea di passaggio e rendere meno prevedibile la manovra, mentre l’altro centrocampista accompagna l’azione alzando il proprio raggio d’azione, con l’obiettivo di occupare gli spazi e attirare fuori posizione un avversario, aprendo così varchi per i giocatori più offensivi.
Lo sviluppo dell’azione dipende poi dai movimenti del centravanti. Sia Simeone nel primo tempo sia Kulenovic nella ripresa hanno avuto il compito di scandire i tempi della manovra con i propri smarcamenti. Se la punta attacca la profondità, uno dei due trequartisti si abbassa per ricevere il pallone tra le linee; se invece viene incontro per giocare spalle alla porta, sono i trequartisti a inserirsi negli spazi creati, trasformandosi nei principali riferimenti offensivi.
Questi principi si riflettono inevitabilmente anche sul lavoro degli esterni. L’intesa tra quinti e trequartisti rappresenta uno dei cardini del sistema di gioco di Abate, basato su continui scambi di posizione per rendere imprevedibile la manovra offensiva.
Quando il trequartista arretra per partecipare alla costruzione, il quinto di riferimento è chiamato ad attaccare lo spazio interno, sfruttando un eventuale passaggio filtrante per presentarsi al tiro. Al contrario, se il trequartista si inserisce in profondità, l’esterno deve farsi trovare pronto a ricevere lo scarico oppure ad accompagnare l’azione sull’out, con l’obiettivo di mettere un cross in area.
Meccanismi che sono apparsi già piuttosto naturali alla coppia formata da Aboukhlal e Oristanio nel primo tempo e, nella ripresa, a quella composta da Cacciamani e Njie. In quest’ultimo caso ha inciso anche l’interpretazione molto offensiva di Gabellini che, oltre a firmare una tripletta, ha spesso agito da seconda punta, favorendo gli inserimenti dei compagni.
Nella visione di Abate, proprio questa continua alternanza di movimenti e posizioni costituisce la base della fase di possesso del Torino. I primi segnali sono incoraggianti, anche se serviranno test più probanti e più tempo di lavoro per capire quanto questi principi verranno assimilati dalla squadra.
Giorgia Palmieri































