Finito in malo modo il percorso che ha visto Amorim guidare lo United fino a riportarlo tra le grandi del calcio inglese anche se rispetto a chi conduce nelle primissime posizioni c’è ancora un abisso e sicuramente il tecnico portoghese paga a carissimo prezzo le dichiarazioni dopo la sfida pareggiata contro il Leeds dove ha commentato: “Sono qui per fare l’allenatore e non il manager della squadra”.
Il lusitano lascia i Red Devils al sesto posto in classifica e la società si auspica che questo cambio al timone possa giovare al club in vista del rush finale di stagione.
L’esonero costa carissimo allo Unidet che dovrà sborsare lo stipendio fino a giugno 2027 per un totale di oltre 11 milioni. Cui si aggiungono i 10 pagati per liberarlo dallo Sporting solo 14 mesi fa e i 16 dati a Ten Hag, anche lui esonerato.
Idee rivoluzionarie
Nel calcio europeo contemporaneo, sempre più affamato di novità tattiche e leadership moderne, pochi allenatori incarnano il cambiamento come Rúben Amorim. Giovane, carismatico, innovatore senza proclami, Amorim rappresenta una nuova generazione di tecnici capaci di unire idee forti, gestione umana e identità tattica. La sua parabola, rapidissima e per certi versi unica, lo ha portato in pochi anni da promessa della panchina a uno degli allenatori più osservati e studiati del panorama internazionale.
Amorim e la scelta di appendere gli scarpini al chiodo
Nel 2017, a soli 32 anni, Amorim decide di ritirarsi dal calcio giocato.
Una scelta che sorprende, ma che anticipa il suo vero destino: allenare. A differenza di molti ex calciatori, non cerca scorciatoie. Si iscrive ai corsi UEFA, studia, osserva, analizza. Inizia come collaboratore, poi come allenatore delle giovanili, mostrando fin da subito una mentalità metodica e moderna.
La prima vera opportunità arriva nel 2018, al Casa Pia, club di terza divisione. Qui Amorim compie una piccola impresa: porta la squadra alla promozione, ma soprattutto costruisce una reputazione basata su organizzazione, intensità e idee chiare.
Nel 2019 il Braga decide di puntare su di lui. È una scelta audace, quasi rischiosa, ma che si rivelerà vincente. Amorim prende la squadra in corsa e, in pochi mesi, la trasforma. Introduce il 3-4-3, modulo che diventerà il suo marchio di fabbrica, e conquista la Taça da Liga 2020, battendo in finale il Porto.
La vittoria ha un peso simbolico enorme: non solo perché è il primo trofeo della sua carriera, ma perché dimostra che Amorim sa reggere la pressione dei grandi palcoscenici. Il suo nome inizia a circolare anche fuori dal Portogallo.
Nel marzo 2020 arriva la chiamata che definisce la sua carriera: lo Sporting Clube de Portugal decide di affidargli la panchina, pagando una clausola rescissoria di circa 10 milioni di euro. Una cifra enorme per un allenatore con pochi mesi di esperienza ad alto livello. Le critiche sono feroci, immediate, quasi unanimi.
Amorim, però, non arretra. Non cambia idee per compiacere l’ambiente, non cerca compromessi tattici. Costruisce lentamente, con pazienza e coerenza. Punta sui giovani, rilancia giocatori in difficoltà, crea un gruppo unito.
Il risultato è storico: nella stagione 2020-2021, lo Sporting vince la Primeira Liga, interrompendo un digiuno che durava da 19 anni. È un trionfo che va oltre il campo: restituisce identità, orgoglio e credibilità a un club che sembrava smarrito.
Il calcio nei punti salienti di Amorim
costruzione dal basso pulita
esterni di grande corsa e intelligenza tattica
difesa alta e aggressiva
pressing coordinato
valorizzazione dei duelli individuali

Rúben Amorim non è solo un allenatore vincente. È il simbolo di un nuovo modello portoghese, che unisce competenza, formazione e coraggio. In un Paese che ha prodotto grandi tecnici come Mourinho, Villas-Boas e Conceição, Amorim rappresenta un’evoluzione: meno polemico, più analitico, profondamente moderno.































