Il “Cholito” (diminutivo del soprannome del padre Diego Simeone “El Cholo”), attaccante del Napoli si avvia ormai alla parte finale della sua carriera pur essendo, nell’immaginario collettivo, ancora una promessa. L’aspetto giovanile e quel girovagare per l’Italia sempre alla ricerca della definitiva consacrazione, lo stanno portando a diventare, piano piano, un altro incompiuto alla Balotelli.
I mezzi sicuramente li ha, il fiuto per il goal, la rapidità, l’astuzia ed anche discreti mezzi tecnici ma la continuità, fondamentale per un’affermazione ad altissimi livelli, gli è sempre mancata. Il giovane argentino passa infatti da prestazioni straordinarie a periodi lunghi di astinenza, da scorpacciate di goal (ne rifilò 4 in una sola gara alla Lazio) a digiuni che male si addicono alla qualifica di bomber o attaccante di razza.
La sua stagione migliore è stata sicuramente quella di Verona quando, agli ordini di Eusebio Di Francesco, mette a referto ben 17 reti e 6 assist in 35 gare.
Una stagione, quella disputata con gli scaligeri, che induce il Napoli ad investire su di lui anche se come componente della rosa insieme all’omologo Raspadori e non come punto di riferimento dell’attacco, dove ovviamente spiccano i fuoriclasse Osimhen e Kvaratskhelia.
Non è forse questo ciò che serve al cholito, stare ai margini costituisce l’ennesimo stop ad una carriera che non è mai decollata del tutto.
Ecco quindi una prima stagione con sole 25 presenze e 4 goal che però consentono a Simeone di raggiungere un traguardo impensabile ad inizio stagione: il tricolore sotto la guida di Spalletti.
L’anno successivo, quello terribile del post-scudetto, con cambi in panchina ed un inferno in campo e fuori, sono ancora più deludenti sotto il profilo statistico per la punta biancoazzurra: 28 presenze ed una sola rete.
Questa però, con la guida tecnica di Conte, può essere l’annata giusta per un rilancio, anche se il tempo comincia a diminuire e per il Cholito è ora di raggiungere la consacrazione definitiva.































