La Champions non è più cosa per noi quest’anno.
Dopo la Lazio, chiamata ad un impegno proibitivo contro il Bayern, si arrendono anche il Napoli e l’Inter lasciando il passo ad Atletico Madrid e Barcellona così, dopo la cavalcata entusiasmante della scorsa stagione (dove l’Inter sfiorò l’impresa ai danni del Man City), ci si ritrova ora a leccarsi le ferite interrogandosi su cosa è andato storto.
Eppure gli impegni non erano proibitivi: il Bayern in piena crisi aveva infatti concesso delle opportunità alla Lazio di Sarri (anch’essa per la verità in pieno caos), il Napoli si era confrontato con un Barcellona che è il lontano ricordo del Barca dominante di qualche anno fa e, soprattutto, l’Inter sembrava ben più solida di un Atletico Madrid, sempre magistralmente condotto da Simeone, ma non più uno spauracchio.
Chi ha deluso di più, inutile dirlo, è l’Inter di Simone Inzaghi. I nerazzurri che stanno dominando il campionato esprimendo anche un calcio spumeggiante, alla prima vera difficoltà, si sono sciolti come neve al sole. Mentre era facile prevedere le difficoltà biancocelesti contro la corazzata Bayern o un possibile naufragio degli ex campioni d’Italia (al loro terzo allenatore) contro i blaugrana, ben più difficile risulta spiegare come abbiano fatto gli uomini di mr. Inzaghi a tornare a casa nel doppio confronto con l’Atletico Madrid,
Eppure di occasioni, divorate, ne hanno avute molte, eppure si erano presentati al Civitas Metropolitano con il vantaggio di 1-0 della gara d’andata, eppure dopo pochi minuti l’Inter era passata addirittura in vantaggio in trasferta, allora cosa è successo?
Ancora una volta l’esperienza, la capacità di confrontarsi con un calcio europeo ben diverso da quello praticato in casa (più contatti, meno interruzioni, gioco maschio concesso dagli arbitri), giocatori sopravvalutati dalle nostre parti (come ad esempio Lautaro Martinez le cui medie crollano significativamente in campo internazionale), portano ad una sola conclusione: il livello del nostro calcio è ancora lontano dal top europeo.
Pochi campioni, poca competitività, atteggiamento furbesco dei protagonisti di questo sport che in Italia viene premiato mentre in Europa condannato, fanno sì che basti poco per vivacchiare nella serie A, arrivare ad una qualificazione in Champions o addirittura costruire una squadra da scudetto mentre è ben più difficile andarsi a confrontare con giocatori di spessore, ritmo e zero alibi.
Paradossalmente il prossimo anno potremmo averne 5 in Champions ma finché non ci saranno seri interventi volti ad un innalzamento di livello dell’intero torneo, difficilmente si tornerà ad alzare la Coppa dalle grandi orecchie!































